• Lun. Ago 31st, 2026

Cinque centesimi. È lo spazio minuscolo che separa una grande gara da una medaglia d’oro. Nicolò Martinenghi se li è presi tutti, trasformando una finale combattuta fino all’ultima bracciata in un altro successo da mettere nella sua già ricchissima collezione.

Agli Europei di nuoto di Parigi 2026, il campione varesino conquista il titolo nei 50 metri rana fermando il cronometro sul 26”57. Dietro di lui, praticamente incollato, c’è un altro azzurro: Simone Cerasuolo, argento in 26”62 insieme all’olandese Koen de Groot.

Ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia.

I 50 rana sono una gara senza possibilità di correggere un errore. Non c’è tempo per studiare gli avversari, cambiare ritmo o recuperare una partenza sbagliata. Serve mettere insieme tutto in pochi secondi: reazione, potenza, frequenza, tecnica e soprattutto un tocco perfetto.

Martinenghi lo ha fatto.

Dopo il via la finale si trasforma immediatamente in una battaglia di centimetri. Nessuno riesce realmente a scappare e la linea d’arrivo si avvicina con gli atleti praticamente affiancati. È proprio lì, quando ogni dettaglio diventa decisivo, che Martinenghi riesce a trovare quel qualcosa in più.

26”57. Oro.

Poi lo sguardo verso il tabellone e la conferma: davanti a tutti c’è ancora il suo nome.

Il successo assume un significato ancora maggiore perché arriva dopo quello conquistato nei 100 rana. Martinenghi lascia così Parigi con una splendida doppietta individuale, dimostrando di saper dominare sia la distanza olimpica sia quella più breve ed esplosiva.

E questa volta la festa italiana è doppia.

A soli cinque centesimi dal vincitore arriva infatti Cerasuolo. Due italiani davanti a tutti nella stessa finale europea rappresentano qualcosa che va oltre le singole medaglie: sono la fotografia della qualità raggiunta dalla rana azzurra.

Per Martinenghi, però, questo oro racconta anche qualcosa di personale. Il campione di Varese continua a trovare nuovi modi per restare al vertice. Cambiano le stagioni, gli avversari e le distanze, ma quando arriva il momento delle grandi finali il suo nome continua a comparire nelle posizioni che contano.

A Parigi sono bastati poco più di ventisei secondi.

E soprattutto cinque centesimi.

Quelli necessari per trasformare un’altra finale europea nell’ennesima notte d’oro di Nicolò Martinenghi.

Fabio Averna

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