Varese gioca una partita vera, intensa e a tratti anche convincente, ma torna da Treviso senza punti.
Al Palaverde i biancorossi restano agganciati alla gara per larghi tratti, pagano qualche errore di troppo nei possessi decisivi e cedono alla maggiore lucidità dei padroni di casa nel finale.
L’approccio è quello giusto: Varese entra in campo con personalità, prova a correre quando può e a tenere alto il ritmo contro una Treviso solida, ordinata e ben dentro la partita sin dall’inizio.
Il primo quarto è equilibrato, con continui cambi di inerzia e punteggio che resta in bilico.
Nel secondo periodo la gara si fa più fisica. Treviso prova ad allungare sfruttando il fattore campo e qualche forzatura offensiva di Varese, che però non si disunisce e resta a contatto grazie alla difesa e a buone letture nei momenti di difficoltà. All’intervallo i veneti sono avanti, ma la partita è tutt’altro che chiusa.
Dopo la pausa lunga arriva la miglior versione di Varese: intensità, pressione sulla palla e maggiore aggressività permettono ai biancorossi di rientrare pienamente in partita. Il terzo quarto è combattuto, con Varese capace di rispondere colpo su colpo e di mettere in difficoltà l’attacco di Treviso.
Nel quarto periodo, però, emergono i dettagli che fanno la differenza. Treviso è più concreta nei possessi decisivi, sbaglia meno e punisce alcune disattenzioni di Varese, che lotta fino all’ultimo ma non riesce a cambiare l’inerzia del match. La gara si decide negli ultimi minuti, dove l’esperienza e la freddezza dei padroni di casa risultano determinanti.
La sirena finale certifica una sconfitta che lascia più di un rimpianto in casa Varese. Al Palaverde i biancorossi hanno lottato fino all’ultimo possesso, mostrando carattere e capacità di restare dentro la partita anche nei momenti più complicati, ma pagando a caro prezzo i dettagli e qualche errore di troppo nei passaggi chiave del match. Treviso è stata più lucida quando contava davvero, mentre Varese torna a casa con la consapevolezza di potersela giocare, ma anche con l’urgenza di trasformare le buone prestazioni in punti pesanti.
Matteo Averna
