• Gio. Set 24th, 2026
Francesco Bagnaia (Ducati Lenovo Team) during the Practice of the austrian motogp grand prix at the red bull ring race track in spielberg, austria, on September 18, 2026. Foto Fabio Averna

Francesco Bagnaia sta vivendo uno dei momenti più delicati della sua carriera in MotoGP. Le difficoltà con la Ducati, le parole pronunciate nel fuorionda di Misano con Fabio Di Giannantonio e un venerdì complicatissimo al Red Bull Ring hanno riportato Pecco al centro dell’attenzione. Ma questa volta la domanda non riguarda soltanto quello che succede dentro il box Ducati. Dov’è la VR46 attorno a Bagnaia?

È una domanda, non un’accusa. Ed è proprio per questo che merita di essere posta. Bagnaia è cresciuto all’interno della VR46 Riders Academy, il progetto costruito attorno a Valentino Rossi che negli anni ha accompagnato una generazione di piloti italiani fino ai vertici del Motomondiale. Pecco ne rappresenta uno dei risultati sportivi più importanti: campione del mondo Moto2 e poi due volte campione MotoGP, fino a diventare il punto di riferimento della Ducati ufficiale.

Per anni l’immagine trasmessa dalla VR46 è stata quella di un gruppo estremamente unito. Allenamenti insieme al Ranch, trasferte, amicizia, consigli, confronti tecnici e quella sensazione di appartenere a qualcosa che andasse oltre il semplice rapporto professionale. Ed è proprio per questo che oggi il relativo silenzio pubblico intorno alle difficoltà di Bagnaia risulta evidente.

Questo non significa necessariamente che Pecco sia stato abbandonato. Non sappiamo cosa accada nelle telefonate private, durante gli allenamenti o nelle conversazioni tra Bagnaia, Valentino Rossi e gli altri componenti dell’Academy. È perfettamente possibile che il sostegno continui lontano dalle telecamere. Nel paddock, però, esiste anche una dimensione pubblica e da questo punto di vista Pecco appare molto più esposto rispetto al passato.

Uno dei momenti che ha maggiormente alimentato questa percezione è stato il colloquio ripreso a Misano tra Bagnaia e Fabio Di Giannantonio. Pecco descriveva sensazioni estremamente negative in frenata, arrivando a utilizzare l’immagine di una moto che sembrava frenare “con la frizione tirata”. Di Giannantonio gli suggeriva una strada apparentemente semplice: provare una configurazione più vicina a quella base utilizzata sulla sua Ducati. La risposta di Bagnaia, “non me lo permettono”, è inevitabilmente diventata il centro della discussione.

Successivamente Pecco ha chiarito il contesto delle proprie parole e ha ribadito il lavoro e il sostegno ricevuti da Ducati. Non esistono quindi elementi sufficienti per sostenere che la Casa di Borgo Panigale stia deliberatamente impedendo al pilota di trovare una soluzione. Quel breve scambio, però, ha mostrato qualcosa di significativo: un Bagnaia alla ricerca di risposte e un altro pilota proveniente proprio dall’ambiente VR46 disposto a confrontarsi con lui sulle sensazioni della moto.

Qui nasce il vero interrogativo. Quando un pilota attraversa una crisi tecnica così lunga, il problema non rimane confinato ai decimi persi sul giro. Ogni dichiarazione viene analizzata, ogni espressione davanti alle telecamere diventa materiale di discussione e ogni risultato negativo alimenta nuove domande. Bagnaia si trova esattamente in questa situazione.

Eppure, pubblicamente, non abbiamo assistito a una vera mobilitazione dell’ambiente VR46 attorno a lui. Questo non dimostra una rottura e sarebbe scorretto sostenerlo. Rappresenta però un cambiamento nella percezione rispetto all’immagine tradizionale dell’Academy. Quando tutto funziona, appartenere a un gruppo significa condividere allenamenti, vittorie e momenti di festa. È nei periodi difficili che dall’esterno si finisce inevitabilmente per osservare anche la forza di quei legami.

C’è poi un nome impossibile da ignorare: Valentino Rossi. Una presa di posizione pubblica del nove volte campione del mondo sul momento attraversato da Bagnaia avrebbe inevitabilmente un peso enorme. Non necessariamente una difesa contro Ducati, perché non esistono elementi che giustifichino uno scontro di questo tipo, ma anche semplicemente una lettura delle difficoltà di un pilota che Valentino conosce da moltissimi anni.

Il fatto che questo sostegno non assuma una forma particolarmente visibile lascia inevitabilmente spazio alle domande. Potrebbe essere una scelta precisa per proteggere Pecco evitando di aumentare ulteriormente la pressione mediatica. Potrebbe esserci la volontà di non interferire nel rapporto tra Bagnaia e Ducati. Oppure, molto semplicemente, il sostegno potrebbe avvenire interamente dietro le quinte. Sono tutte possibilità plausibili, ma nessuna può essere trasformata in una certezza.

Bisogna inoltre considerare quanto sia cambiata la MotoGP intorno a Bagnaia. I piloti cresciuti nell’ambiente VR46 oggi corrono con squadre e costruttori differenti e hanno interessi sportivi propri. In pista non esiste una squadra allargata: ognuno deve ottenere risultati per sé, per il proprio team e per il proprio costruttore. La stessa Academy non può essere interpretata come un blocco che interviene automaticamente ogni volta che uno dei propri piloti attraversa un problema.

Eppure Bagnaia non è un pilota qualsiasi nella storia di questo progetto. È l’uomo che ha portato il percorso della VR46 fino al titolo mondiale MotoGP. Per questo, quando attraversa una crisi così evidente, l’assenza di una forte voce pubblica proveniente dall’ambiente che lo ha accompagnato nella crescita diventa inevitabilmente più visibile.

Il venerdì del Red Bull Ring ha aggiunto un altro capitolo alla storia. Mentre Pedro Acosta portava la KTM davanti a tutti e Marc Marquez, Jorge Martin e gli altri protagonisti conquistavano le posizioni utili per la Q2, Bagnaia terminava nelle retrovie ed era costretto a passare dalla Q1. Su una pista sulla quale Pecco ha costruito alcuni dei momenti migliori della propria carriera, vedere la Ducati numero 63 così indietro rende sempre più difficile considerare tutto ciò come una semplice giornata storta.

Il problema sembra essere diventato una ricerca continua del feeling perduto. Bagnaia prova a capire la moto. Ducati cerca una soluzione. Gli ingegneri analizzano i dati. Pecco continua a ribadire che il gruppo sta lavorando. Eppure i risultati continuano a raccontare una situazione complicata.

Bagnaia è davvero solo? Probabilmente la domanda più corretta è un’altra: perché, osservandolo dall’esterno, oggi appare così solo?

La differenza è enorme. Pecco potrebbe ricevere quotidianamente il sostegno di Rossi e degli altri uomini della VR46 senza che nulla di tutto questo diventi pubblico. Ma l’immagine percepita nel paddock è inevitabilmente diversa rispetto agli anni delle grandi vittorie.

Il Bagnaia dei momenti migliori sembrava circondato da una struttura perfettamente sincronizzata: Ducati, Academy, amici, tecnici e risultati. Oggi quell’immagine appare più frammentata. Ducati deve risolvere i problemi della moto, la VR46 ha i propri piloti e i propri interessi sportivi, gli altri membri dell’Academy combattono le loro battaglie e Bagnaia rimane al centro del box Ducati cercando qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava naturale: la fiducia nella moto, la stabilità in frenata e il feeling necessario per guidare come sa.

Forse il sostegno della VR46 esiste ed è semplicemente lontano dalle telecamere. Forse il gruppo ha scelto consapevolmente di non interferire. Ma mentre le difficoltà continuano e Bagnaia cerca disperatamente una strada per tornare ai propri livelli, il silenzio pubblico dell’ambiente che lo ha accompagnato fino alla vetta inevitabilmente comincia a fare rumore.

E se Pecco riuscirà a uscire da questa crisi, capire come ci sarà riuscito potrebbe raccontare molto più di una semplice storia di tecnica e motociclismo. Potrebbe raccontare quanto, persino per un campione del mondo, possa essere importante sapere di avere ancora un gruppo attorno quando improvvisamente la moto smette di fare ciò che hai sempre saputo chiederle.

Fabio Averna – AISportNews

Scopri di più da AISPORTNEWS.IT

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere