La delusione per una finale persa non cancella la straordinaria cavalcata compiuta da Flavio Cobolli al Roland Garros 2026. Dopo aver raggiunto per la prima volta in carriera l’atto conclusivo di un torneo del Grande Slam, il tennista italiano ha analizzato con grande sincerità la sconfitta contro Alexander Zverev, riconoscendo i meriti dell’avversario ma soprattutto le difficoltà fisiche che hanno condizionato la sua prestazione.
Al termine della partita, Cobolli non ha cercato scuse. L’azzurro ha spiegato come le energie accumulate durante due settimane intense di torneo abbiano presentato il conto proprio nel momento più importante. Nonostante la voglia di lottare e il sostegno del pubblico, il fisico non ha risposto come avrebbe voluto, rendendo impossibile mantenere il livello espresso nei turni precedenti.
Le sue parole, però, sono state tutt’altro che rassegnate. Cobolli ha ribadito di non sentirsi inferiore ai migliori giocatori del circuito e di considerare questa esperienza come un punto di partenza piuttosto che un traguardo. Arrivare in finale a Parigi rappresenta infatti la conferma definitiva del suo ingresso nell’élite del tennis mondiale.
Il romano ha sottolineato come il percorso compiuto nelle ultime settimane gli abbia dato nuove certezze. Affrontare e battere alcuni dei protagonisti del circuito ATP su uno dei palcoscenici più prestigiosi del mondo gli ha dimostrato di poter competere stabilmente ai massimi livelli.
Nonostante l’amarezza del momento, il bilancio del Roland Garros resta estremamente positivo. Cobolli lascia Parigi con una finale Slam in bacheca, una posizione di classifica destinata a migliorare e la consapevolezza di avere ancora ampi margini di crescita.
Lo sguardo è già rivolto al futuro. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono le ATP Finals di fine stagione, appuntamento che potrebbe rappresentare un ulteriore passo avanti nella sua carriera. Se il Roland Garros 2026 è stato il torneo della consacrazione, i prossimi mesi diranno fino a che punto potrà arrivare il talento italiano.
Fabio Averna
