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kimi Antonelli, dalle gomme di papà alla Formula 1 : la storia di un bambino diventato leader del Mondiale

Bahrain Grand Prix in Malaysia, Sunday KUALA LUMPUR, MALAYSIA - OCTOBER 04: Second placed Andrea Kimi Antonelli of Italy and Mercedes AMG Petronas F1 Team is interviewed during the F1 Grand Prix of Bahrain in Malaysia at Sepang Circuit on October 04, 2026 in Kuala Lumpur, Malaysia. (Photo by Peter Fox/Getty Images)

Autore: Fabio Averna
Data: 5 ottobre 2026

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C’è una fotografia che non esiste, ma una scena che Andrea Kimi Antonelli ricorda perfettamente. È il 2014, Hockenheim. Ha sette anni, suo padre Marco corre quel fine settimana nella Porsche Supercup e Kimi vuole entrare nel paddock della Formula 1. C’è però un problema: è troppo piccolo e non può accedere.

Marco Antonelli trova una soluzione che, riletta oggi, sembra quasi scritta apposta per diventare l’inizio di questa storia. Nasconde suo figlio dentro una pila di pneumatici sistemata su un carrello. Sopra mette persino un ombrello, per renderlo ancora meno visibile. Poi spinge il carrello oltre il controllo. Kimi passa. Una volta dentro, un amico del padre gli procura un pass e quel bambino può finalmente guardare da vicino il mondo che lo affascina. Antonelli stesso avrebbe raccontato anni dopo quell’episodio, ricordando come in famiglia ancora ridano pensando a quel carrello.

Dodici anni dopo, quel bambino non deve più nascondersi per entrare nel paddock. Ci entra dalla porta principale, indossa la tuta Mercedes, porta il numero 12 e, al 5 ottobre 2026, guida il Campionato del Mondo di Formula 1 con 320 punti, otto vittorie e 84 lunghezze di vantaggio su George Russell.

La storia di Kimi Antonelli potrebbe essere raccontata partendo da qui. Ma per comprenderla davvero bisogna tornare ancora più indietro.

Prima delle gomme, c’era già un volante

Andrea Kimi Antonelli nasce a Bologna il 25 agosto 2006, figlio di Marco Antonelli, pilota e uomo di motorsport. In casa, le automobili da corsa non sono qualcosa da guardare in televisione: fanno parte della quotidianità.

Marco ha raccontato un episodio che risale addirittura al 2007. Kimi ha appena un anno. Sono a Sarno e il padre lo prende in braccio mentre si siede su un kart. Un bambino così piccolo potrebbe spaventarsi per il rumore. Kimi reagisce esattamente al contrario. Terminato il giro, mamma Veronica lo prende per farlo scendere e lui comincia a piangere perché non vuole staccare le mani dal volante. Anni più tardi, ad Adria, padre e figlio si ritrovano insieme su una Lamborghini Super Trofeo: Marco gestisce acceleratore e freno, Kimi cambia le marce. Quando la vettura parte in sovrasterzo, il ragazzino reagisce con una naturalezza che sorprende persino il padre.

A sei anni arriva il kart vero. Ma uno dei momenti decisivi avviene nel luglio del 2014, al Kart Summer Camp ACI Sport di Sarno. Giovanni Minardi vede Antonelli girare su una pista che non conosce e gli bastano pochi passaggi per rendersi conto che quel bambino possiede qualcosa di diverso. Secondo il racconto di Minardi, dopo appena due giri Kimi aveva già fatto segnare il riferimento del circuito. È da quel momento che il suo talento comincia a essere osservato con occhi diversi.

Eppure fuori dalle piste Antonelli continua ad avere una vita che, almeno per quanto possibile, i genitori cercano di mantenere normale. Gli piace il calcio, gioca da attaccante, tifa Bologna e guarda Lionel Messi con ammirazione. E soprattutto studia. La scuola rimarrà presente persino quando arriverà in Formula 1: nel giugno 2025, pochi giorni dopo il primo podio nel Mondiale a Montréal, tornerà a Casalecchio di Reno per affrontare la maturità insieme ai suoi compagni.

È forse questo uno degli aspetti meno appariscenti della sua crescita. Mentre la carriera accelera, qualcuno intorno a lui continua a ricordargli che non tutto può andare alla stessa velocità di una macchina da corsa.

Mercedes vede qualcosa che gli altri ancora non vedono

Nel 2019, a dodici anni, Antonelli entra nel Junior Programme Mercedes. Nello stesso anno conquista WSK Euro Series e WSK Super Master Series nella categoria OK Junior. Nel 2020 vince il FIA Karting European Championship e lo conquista nuovamente nel 2021.

Poi comincia la scalata nelle monoposto.

Nel 2022 domina Formula 4 italiana e ADAC F4: nell’arco delle due categorie Mercedes gli accredita 22 vittorie, 21 pole position e 27 podi. Nel 2023 sale ancora e conquista sia il campionato Formula Regional Middle East sia la Formula Regional European Championship by Alpine.

A quel punto Mercedes prende una decisione che dice molto sulla considerazione che ha del ragazzo: salta completamente la Formula 3.

Nel 2024 Antonelli passa direttamente in Formula 2 con PREMA. L’inizio non è semplice, ma a Silverstone, sotto la pioggia, arriva la prima vittoria. Poi vince la Feature Race all’Hungaroring e diventa il più giovane plurivincitore della storia della categoria. Chiude la stagione al sesto posto.

Toto Wolff non guarda soltanto i risultati. Mercedes sta osservando come Antonelli impara, come reagisce agli errori e quanto velocemente riesce ad adattarsi.

Il 30 agosto 2024 arriva uno degli errori più pubblici della sua vita.

Monza. Prima sessione ufficiale di prove libere con una Formula 1 Mercedes. Antonelli è velocissimo immediatamente, ma dopo appena una decina di minuti perde la W15 alla Parabolica e finisce violentemente contro le barriere. L’impatto viene misurato intorno ai 52 G.

Potrebbe essere il peggior momento possibile per sbagliare.

Il giorno successivo Mercedes annuncia che quel ragazzo di appena diciotto anni prenderà nel 2025 il posto lasciato libero da Lewis Hamilton e correrà accanto a George Russell. Wolff chiarisce che l’incidente di Monza non ha cambiato di un millimetro il giudizio della squadra: il talento viene valutato sul percorso, non su un errore in FP1.

È uno dei passaggi fondamentali della storia di Antonelli: Mercedes non gli chiede di essere già perfetto. Decide di aspettare che diventi grande.

Il 2025: quando il talento scopre il peso della Formula 1

Il debutto arriva il 16 marzo 2025 in Australia. Parte sedicesimo e, in condizioni complicate, risale fino al quarto posto. È un inizio quasi perfetto. A Miami conquista la pole della Sprint, diventando a 18 anni e 251 giorni il più giovane pilota ad aver ottenuto una pole di qualsiasi tipo nella storia della Formula 1.

Il 15 giugno a Montréal arriva il primo podio: terzo dietro George Russell e Max Verstappen. A 18 anni e 294 giorni diventa il terzo più giovane pilota della storia a salire sul podio e il primo italiano a riuscirci dai tempi di Jarno Trulli nel GP del Giappone 2009.

Sembrerebbe la conferma di una favola senza ostacoli.

Non lo è.

La parte europea della stagione diventa durissima. Imola, Monaco, Barcellona, Austria, Silverstone, Spa: errori, incidenti, problemi tecnici, qualifiche difficili. Antonelli perde sicurezza. Più tardi ammetterà che la pressione lo aveva quasi schiacciato: sentiva di stare deludendo soprattutto chi, come Toto Wolff, aveva avuto il coraggio di affidargli quel sedile. Dopo la fase europea arriva una lunga riunione con Mercedes. Una sorta di azzeramento. Bisogna ricominciare.

E Antonelli ricomincia.

A Interlagos chiude secondo resistendo nel finale a Max Verstappen. A Las Vegas arriva un altro podio. Termina il suo primo Mondiale con 150 punti e tre podi, al settimo posto della classifica.

Il dato più importante, però, non compare nella classifica.

Kimi ha imparato a perdere.

E per un pilota destinato a lottare per un Mondiale, a volte è una lezione importante quanto imparare a vincere.

2026: il ragazzo diventa il rivale

Il secondo anno cambia tutto.

Dopo il secondo posto in Australia, il 15 marzo 2026 a Shanghai Antonelli conquista la prima pole position da Gran Premio della carriera, diventando a 19 anni, 6 mesi e 17 giorni il più giovane poleman di sempre in un GP di Formula 1. Il giorno successivo completa l’opera: batte George Russell e vince il Gran Premio di Cina.

È la sua prima vittoria in Formula 1. È il secondo più giovane vincitore della storia dopo Max Verstappen. Ed è il primo italiano a vincere un Gran Premio dai tempi di Giancarlo Fisichella, vent’anni prima.

A Suzuka vince ancora e diventa il più giovane pilota della storia a trovarsi in testa al Campionato del Mondo.

Poi Miami.

Canada.

Monaco.

Cinque vittorie nelle prime sei gare.

A Montréal, però, succede qualcosa di ancora più significativo.

Antonelli non è più soltanto il giovane che Russell deve aiutare a crescere. È l’uomo che George deve battere.

Nella Sprint del 23 maggio le due Mercedes partono in prima fila e si affrontano senza sconti. Antonelli prova l’attacco all’esterno alla prima curva, le due vetture si toccano. Kimi passa sull’erba e protesta via radio. Dopo la gara i due parlano insieme a Toto Wolff. La posizione Mercedes è chiarissima: sono liberi di correre.

Ed è in quel momento che Wolff pronuncia una frase che racconta meglio di molte statistiche la trasformazione di Antonelli: non puoi aspettarti di avere un leone dentro la macchina e un cucciolo quando scende.

Il giorno successivo Kimi e George si affrontano ancora. Russell è costretto al ritiro per un problema alla power unit mentre è in testa e Antonelli conquista la quarta vittoria consecutiva, portando a 43 punti il vantaggio sul compagno.

Il rapporto è cambiato.

Il maestro di riferimento è diventato il rivale per il titolo.

Monza: il cerchio si chiude

Poi arriva 6 settembre 2026.

Monza.

Lo stesso luogo nel quale, due anni prima, Antonelli aveva percorso soltanto pochi minuti prima di distruggere la Mercedes alla Parabolica.

Questa volta c’è un’altra montagna davanti a lui: una penalità per la power unit lo costringe a partire diciannovesimo.

Da lì comincia una delle gare destinate a rimanere nella sua carriera. Antonelli risale il gruppo, sfrutta perfettamente le opportunità della corsa e nel finale raggiunge George Russell. Con pneumatici più freschi lo attacca e lo supera a quattro giri dalla fine.

Da diciannovesimo a primo.

Kimi Antonelli vince il Gran Premio d’Italia davanti a Russell e Verstappen. È il primo pilota italiano a vincere il GP d’Italia dopo sessant’anni, dal successo di Ludovico Scarfiotti del 1966.

Toto Wolff parla di un cerchio che si è chiuso: nello stesso circuito dove nel 2024 Antonelli aveva vissuto uno dei momenti più difficili della sua carriera, due anni dopo arriva quella che fino a quel momento è la sua vittoria più emozionante.

Una settimana dopo, a Madrid, vince ancora. È l’ottavo successo della sua stagione.

E arriviamo a ieri.

4 ottobre 2026, Sepang.

Il Gran Premio del Bahrein, eccezionalmente disputato in Malesia, si corre in condizioni complicate. Antonelli parte terzo, sceglie le intermedie e alla prima curva si prende la testa davanti a Verstappen. Il quattro volte campione del mondo riesce poi a ripassarlo e vince, ma Kimi porta la Mercedes al secondo posto.

George Russell, invece, si ferma nel finale per un problema tecnico.

Antonelli lascia Sepang con 320 punti e 84 di vantaggio sul compagno di squadra, quando restano sette appuntamenti alla conclusione del Mondiale. Le vittorie sono otto.

Il bambino che nel 2014 doveva essere nascosto per vedere una Formula 1 adesso è davanti a tutti nel Campionato del Mondo.

Ed è forse qui che i numeri smettono per un momento di essere sufficienti.

Perché dietro quei 320 punti ci sono il bambino che non voleva lasciare il volante del kart; il ragazzino che stupì Minardi a Sarno; lo studente che portava avanti la scuola mentre attraversava l’Europa per correre; il diciottenne che distrusse una Mercedes alla Parabolica davanti all’Italia intera; il rookie che nel 2025 ammise di essere stato quasi sopraffatto dalla pressione; il pilota che imparò a rialzarsi; e infine il ventenne che oggi guarda George Russell, Lewis Hamilton, Max Verstappen e il resto della Formula 1 non più dal basso verso l’alto.

Adesso sono loro a guardare lui.

La storia, naturalmente, non è ancora finita. Antonelli non è ancora campione del mondo. Ed è proprio questo a rendere il presente così particolare: stiamo osservando una storia mentre viene ancora scritta.

Resta però quell’immagine di Hockenheim.

Un padre. Un bambino. Un carrello. Una pila di pneumatici. Un ombrello messo sopra per non farsi scoprire.

Marco spinge il carrello e Kimi rimane nascosto lì dentro, perché vuole soltanto vedere da vicino quelle macchine che sembrano appartenere a un altro mondo.

Dodici anni dopo non deve più nascondersi.

Il paddock lo aspetta.

La Mercedes porta il suo numero.

E il Mondiale, per la prima volta, è davanti a lui.

Tutto era cominciato con le gomme di papà. Oggi, quelle gomme sono le sue.

Fabio Averna — AI Sport News

Scritto da Fabio Averna

Articolo prodotto dalla redazione di AiSportNews con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale.

Di Fabio Averna

Giornalista e fotografo sportivo, fondatore e direttore di AISPORTNEWS.IT. Racconta MotoGP, WorldSBK, F1, basket e ciclismo con immagini originali.

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